I tatuaggi – ad maiora

Eccomi bambina.
Attratta da quei disegni sulla pelle, indelebili.
Segnati dall’inesorabile fluire del tempo.
Ma contemporaneamente fermi a quel momento, a quella decisione presa di utilizzare la propria pelle come una tela.

E poi cresci.
E il tuo sguardo si posa sempre e comunque sui tatuaggi, sulla storia che raccontano, perchè.
E ne vorresti uno anche tu.
Ma i tatuaggi devono avere un significato. Profondo.

Un tatuaggio non è semplicemente un disegno. Vedi, un tatuatore è come un confessore. Lui scrive la storia di un uomo sul suo corpo.
(Nicolai Lilin, Educazione siberiana)

18 anni.
Sempre quel pensiero. Quella voglia e quell’attrazione.
E pensi che quell’anno scolastico all’estero che ti ha cambiato la vita, la famiglia che ti ha ospitata, le persone e tutti i cambiamenti che ha portato quell’esperienza nella tua vita meritino un pezzo della tua pelle perchè diventino un ricordo ad imperitura memoria.
Ma quella paura per gli aghi … paralizzante.
Rende immobili e credi che mai potrai trovare la forza di passare all’azione.
Anche se, un soggetto in fondo ce l’hai in testa.

Gli anni passano.
Il disegno è sempre nella tua testa, come quell’idea di tatuaggio.
E vedi amici intorno che trovano il coraggio.
Ma tu? Solo paura.
Anche se, ad intervalli regolari, ci pensi e la quella voglia matta assale.

autunno 2014.
Di nuovo quell’idea.
Ma questa volta il disegno e la motivazione cambiano.
E allora passi all’azione, ne parli con un’amica.
L., ricca di ingegno, inventiva e passione per il disegno.
Ma in primis un’Amica, quelle che sanno tutto di te, che ti conoscono, sanno come prenderti, capiscono le tue parole ma anche e soprattutto i tuoi silenzi.
Brain storming. Idee. Ricordi. Speranze. Storei. Lacrime. Schizzi.
Ma il tutto prende forma.
La paura si fa fa parte.

31.01.2015.
Trovare il coraggio.
Decidere che quello è IL momento giusto.
Che bisogna osare.
Che hai bisogno di ricordare ogni giorno e averlo sotto agli occhi ogni momento.
Che devi averlo impresso, non solo nella mente.
Ma anche e soprattutto nel corpo.

Un regalo di compleanno.
Certi momenti però sono da condividere con qualcuno di importante.
E’ lei, M., altra Amica. ti incita, ti rassicura, ti accompagna in quest’ultima parte del cammino. Forse la più facile.
E dopo 20 minuti di ago intinto di inchiosto che entra ed esce dalla tua pelle, di pensieri, di respiri e sospiri, di paura ma anche di eccitazione e adrenalina.
E’ realtà. E’ lì, impresso sulla tua pelle.

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Una scritta: AD MAIORA.
Un disegno: farfalla.
Una storia: la mia.
Ad maiora è una locuzione latina utilizzata come formula di auguri di conseguire risultati sempre più positivi nel proprio lavoro, nell’ambito degli studi o nella propria relazione sentimentale. Letteralmente si traduce come “verso cose più grandi”.
E’ il ricordo di amici con i quali hai condiviso un periodo difficile della tua vita ma anche tante risate, delle scuole superiori, dei cambiamenti di quel periodo, dello studio matto e disperatissimo, delle avventure culturali, delle passioni nate per l’arte, la letteratura e le lettere in generale ( e della professoressa che, in fondo e per certi versi, non puoi che ringraziare). Per quell’Armata che porterai sempre con te.
Ma è soprattutto un augurio a te stessa. Per ricordarti anche nei periodi più buii, come quello che stavi attraversando da un po’, che la vita è una ruota che gira, che il meglio deve ancora venire. Che la speranza per un futuro migliore deve sempre albergare in te. I periodi di crisi e di difficoltà ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre ma la vita va vissuta sempre, perchè ci riserva delle sorprese inaspettate.

Una farfalla.
Simbolo di rinnovamento, di cambiamento e di metamorfosi. Di lotta perchè quella trasformazione tanto desiderata si attui. E che sfoci in una bellezza senza paragone.
Ma contemporaneamente simbolo di libertà spirituale, del liberarsi da determinate catene e trovare la propria strada.
E, least but not last, cogliere l’attimo. Vivere la vita in ogni momento, prendere ciò che di bello e positivo ogni giorno ci da.

Il tatuaggio vero e proprio… racconta una storia. Mi piacciono le storie e i tatuaggi, non importa quanto ben fatti, se non raccontano una storia che ti coinvolge emotivamente, e sono lì solo per decorazione, allora non sono un vero tatuaggio.
(Margo DeMello)

E finalmente sei in grado di capire.
Capire il valore di un tatuaggio.
Capire cosa spinga le persone a farlo.
Capire che un tatuaggio è un pezzo di te, un pezzo di storia.
Non va giudicato nè il tatuaggio in sè nè la persona che l’ha fatto.

 

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